Senza ricetta

Milano Marittima 30 Luglio 2015

Intanto faccio presente che sono una nonna di ottantadue anni quasi, essendo nata nel 1933, sono piemontese, e come vedete dai dati sono in vacanza al mare e ho visto l’articolo sul “Carlino” del Concorso aperto fino al mese di settembre ed esprimo il mio pensiero. Sono purtroppo vedova di un ufficiale e vivo una vita menomata dalla separazione da mio marito dopo 53 anni di vita assieme, e vivo con molta fatica, ma la vita c’è e bisogna viverla anche faticando. Dall’alto dei miei anni potrei inviarvi chissà quali e quante ricette, messe in pratica, riuscite, sbagliate, ma ho pensato che posso mandarvi altre ricette che possono far bene all’anima più che al corpo. Certo nel mio Dna piemontese, vercellese, ci sarebbero tante ricette famigliari come la “ paniscia,” “la fonduta”, “la bagna cauda”, ecc. ma io preferisco uscire dal regolamento parlando di altre ricette, ricette di vita.
Una in particolare è quella che bisogna mettere in pentola tutti gli ingredienti giusti per stimolare la curiosità che ad una certa età può essere carente, perché serve a cuocere bene tutte le salse per riattivare, oltre che a nutrire corpo, mente e psiche, giornalmente, uscendo di casa, annotando tutte le cose nuove, buone o cattive che si incontrano e trarne vantaggio. Questo non avviene se si sta chiuse in casa, sedute su una poltrona, sole, cucinando ricordi, che sono sicuramente la vita vissuta di noi nonne, ma diventano nostalgia, malinconia, se analizzati da sole e non nutrono più come un tempo. Quindi serve armarsi di un quadernetto, di una matita, di qualche foto, anziché di una pentola, per cucinare un ricordo di vita da lasciare ai figli, ai nipoti. Forse ora, loro, non hanno tempo di leggerli, ma più avanti negli anni, copieranno la ricetta della nonna, che diventerà utile anche per i loro pasti quotidiani, nel vivere la vita futura che avranno.
Sappiamo da tempo che la vita è paragonabile ad una ruota, che gira e rigira, nella quale si sale la scala con premura, verso traguardi nuovi, con ricette nuove adottate al momento, e che va bene anche un hot-dog, per soddisfare lo stomaco, ma quando gli “anta” fanno capolino e la scala della vita ci porta verso la discesa, ci si appoggia volentieri ad un vissuto, raccontato, che diventa monito, e si desidera rimetterlo in pratica, facendolo ridiventare nuova ricetta di vita. Ci riporta il sapore di un sacrificio, fatto con dignità, portando una divisa o semplicemente una tuta da meccanico, con quel piacere di sedersi ad una tavola pulita che ci nutriva di grandi valori.
Si sa che una pietanza cucinata correttamente non deve far bruciare l’olio, deve avere la giusta dose di sale, deve trasmettere al palato il gusto sublime di un cibo, che arrivando al cervello farà gustare la ricetta dando beneficio al corpo. Io paragono queste ricette e questa attenzione ad altre ricette di nutrimento nelle quali posso trovare un piatto di musica lirica, di jazz, di musica moderna melodica, di una rappresentazione teatrale, di una preghiera davanti ad un altare, o la lettura di una poesia. Non servono le posate d’argento, neanche le tovaglie di famiglia, ricamate a mano e neppure le apparecchiature eleganti, basta l’interno di una chiesa, un piccolo coro, un organo suonato da un vecchio sacrestano dalle mani fatate, a saziare un pomeriggio qualsiasi, per renderlo nutriente. E’ valida come ricetta anche un’ora trascorsa nel silenzio di una biblioteca, alla ricerca di un libro nuovo di zecca o di un vecchio testo da rileggere per ritrovare le emozioni provate un tempo, che riesce farci tornare casa con una cenetta nel cuore, pronta da gustare, con un libro in mano D’altronde alla mia età si è golosi di tante pietanze dolci o salate, però come quantità, ne servono poche, perché subito ci si sente saziata, diversamente dalla musica, dalla prosa, dalla lirica, che per me sono nutrimento e scambio psicologico, così come lo spedire o il ricevere una lettera. La gusto, la rileggo piano, piano ed è companatico ai miei pensieri solitari e mi dona compagnia, notte e giorno.
Perciò non scrivo ricette culinarie da provare ma in un semplice foglio deposito altre ricette, ricette di vita, che non vogliono essere consigli, esprimono solamente il pensiero che la vita può essere nutrita da sostanze valide, giunte a noi dall’esempio di bisnonne, nonne e madri, dentro le quali abbiamo formato il nostro corpo, mettendo poi, in uno scrigno, i valori che ci hanno trasmesso.

Noris, residente a Modena