Il cibo unisce il mondo

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Negli anni 90 anche a Modena, come in altre realtà, il fenomeno immigratorio andava assumendo dimensioni sempre più consistenti. Davanti a quell’onda impetuosa e improvvisa eravamo tutti chiamati a superare ataviche resistenze e ad abbattere le barriere pregiudiziali, per trovare un punto d’incontro e di condivisione. Erano tempi nuovi e strani, durante i quali camminavamo fianco a fianco senza conoscerci, sotto i portici del centro, tra la folla locale del mercato guardavamo le prime donne velate, con un misto di curiosità e diffidenza, e nella babele di accenti che si sovrapponevano alle inflessioni dialettali, si iniziava a prendere coscienza di una città che non aveva più un solo volto. Giorno dopo giorno, seppur lentamente, si delineava il profilo di quella componente sociale chiamata integrazione che da arcano temuto, si andava consolidando come risorsa e patrimonio collettivo.

C’era allora a Modena, in via Archirola, un circolo ricreativo di quelli cosiddetti “alternativi”, quando l’alternativa non era altro che un appellativo per designare un luogo di ritrovo tra persone di diversa origine e provenienza. Per chi come me aveva in quel periodo poco più di vent’anni, e per i tanti che necessitavano di un punto di riferimento, quel luogo ha funzionato come collante tra tradizione e globalizzazione, attraverso una serie di elementi di cui uno è senza dubbio, il cibo. Nelle tante serate di musica, dibattiti, confronti, le note delle canzoni, delle parole si combinavano con le note speziate ed esotiche di un piatto che ci faceva sedere alla stessa tavola, svelandoci e rivelandoci le varie identità, ogni volta sempre meno estranee. I nostri palati abituati ai classici sapori emiliani, non ci misero molto ad appassionarsi al gusto insolito e invitante di quei fagottini di pasta sfoglia ripieni di carne macinata, uova sode e uva passa. Era sempre un piacere scoprire che ci sarebbe stata un’altra cena a base di “empanadas”, ancora più un piacere vederle accanto alle bottiglie di lambrusco, ai piatti di salame e mortadella, su una tavola imbandita da tutto ciò che nel cibo è tradizione, costume e vita, come sintesi di un incontro nel quale il vissuto individuale diventa vissuto collettivo.

Cinzia

Ricetta

Ingredienti: carne macinata, uova sode, uva passa, chili

In una pentola con l’olio soffriggere la cipolla e l’aglio; aggiungere il chili, il pomodoro, la carne macinata e l’uva passa precedentemente ammollata. Cuocere le uova sode e aggiungerle tritate all’impasto. Preparare la pasta sfoglia, formare dei dischi di circa 10 cm di diametro e riempirli con il composto. Cuocere in forno a 200 gradi per circa 30 minuti.