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Facciamo un castello per il papà?

“Domenica torna il papà..” Mancava da sei  mesi dopo l’infarto..era stato portato a Rapallo per la riabilitazione ed il clima. Io andavo ancora a scuola ed ero rimasta a Modena con mia madre ed i miei fratelli. “Ora può mangiare! Facciamogli una sorpresa, qualcosa di diverso!” Così iniziammo a pensare ad un castello, tutto di dolci da sgranocchiare pian piano. Partimmo dalla  ase in muratura; wafer e quadretti di riso soffiato al cioccolato per le mura e come cemento, zucchero a velo e albume montati. Il giorno dopo di nuovo “cemento” fresco e come piastrelle, cremini, liquerizie, caramelle gommose, mentine colorate, praline e chi più ne ha più ne metta di ogni colore e profumo! Ogni sera una parete diversa e poi il tetto con tre camini. Che bello! Poi il giardino di zucchero-cemento, che sembrava neve fresca e la recinzione fatta con i Togo, qualche decoro di croccante e lo stradello pavimentato che conduce al portone. Una meraviglia!

Papà rimase a bocca aperta e noi tutti non scordammo più quel Natale…..per la Befana, anche gli ultimi tratti di muro erano stati gioiosamente smantellati tutti i giorni, come rito di famiglia, a colazione!

Linda

Ricetta

Ingredienti: zucchero a velo, albumi, wafer, quadretti di riso al cioccolato, caramelle, liquerizie, mentine, praline, cremini, croccante, togo etc…..

Si procede di giorno in giorno come da ricetta , facendo asciugare durante la notte il lavoro fatto precedentemente

 

Condivisione

Con alcune amiche abbiamo formato un gruppo di lettura. Ci incontriamo
di sera nella mia libreria, dopo avere consultato alcuni libri decidiamo quale leggere, stabiliamo un tempo e ci incontriamo di nuovo per scambiarci impressioni ed emozioni ricevute dalla lettura. Una di noi si occupa regolarmente della biografia dell’autore/rice e ci racconta tutto ciò che ha trovato. Abbiamo letto pagine ad alta voce perchè davano un’emozione particolare, abbiamo comunicato con l’autrice di un libro poichè avevamo diverse domande da porle e lei ci ha risposto e siamo rimaste in contatto via e-mail, ora speriamo di fare ancora tante altre esperienze poichè ognuna lascia qualcosa. E’ bello condividere, comunicare i propri pensieri ed emozioni in armonia perchè arricchisce i nostri cuori. Durante questi incontri la nostra amica Emanuela “esperta in cucina” ci prepara dei piatti sempre diversi legati alla stagione e alle nostre esigenze alimentari. L’evento meraviglioso quindi non è solo la lettura, ma anche poter condividere emozioni, profumi e sapori del cibo. Ultima ricetta una rivisitazione modenese della cheescake di “Knam”, maestro nella lavorazione del cioccolato. Il connubio cioccolato amarene fritte è favoloso, la consiglio a tutti/e!

Desdemona

Ricetta

Ingredienti: pasta frolla al cacao 250gr., crema pasticciera 30gr., ricotta vacina 300gr.,     farina 00 30gr., tuorli 50gr. (circa 2 uova), panna fresca liquida 40gr., burro 30gr., albumi 120gr. (circa 4 uova), zucchero semolato 80gr., amarene fritte di Modena 100gr., gelatina di albicocche 100gr. 

Prima di tutto fare la frolla al cacao e la crema pasticcera. Mentre la pasta frolla riposa in frigo, con una frusta amalgamare la ricotta, la crema pasticciera, la farina, i tuorli, la panna e il burro precedentemente fuso.
A parte, montare gli albumi a neve con lo zucchero, quindi unire i due composti, aggiungendo in ultimo le amarene fritte (io ho usato quelle di Podere Basso, sono favolose). Imburrare una tortiera di diametro 20-22cm., stendere la frolla ad un’altezza di circa 3mm e, con quella foderare lo stampo. Farcire quindi con l’impasto ottenuto sino a tre quarti della tortiera e cuocete a 175°C per circa 35 minuti. Prima di servirla, lasciate raffreddare la vostra cheesecake e lucidatela con la gelatina di albicocche.

Profumо di casa

olenakim

“Casa” è molto di più di un semplice muro con il tetto. “Casa” è un posto dove ci si sente al sicuro, dove si trova la pace, dove ci si ripara dai problemi. “Casa” è lì dove si trova il cuore!
Ho passato la mia infanzia con i nonni, e la loro casa di campagna è diventata per me un luogo sacro e divino. Nell’infanzia ognuno di noi associa la casa con un certo odore. Alcuni la associano con il profumo della madre, qualcun altro con l’odore dell’albero di Natale, ma per me l’odore di “casa”  è l’odore di Kulich di mia nonna, il pane pasquale, attributo indispensabile della festa cristiana.
Mentre si scaldava il forno, la nonna iniziava preparare l’impasto. Ne preparava tanto, perché in questo giorno si riuniva tutta la nostra famiglia, e doveva bastare per tutti. Ero ancora piccola, ma aiutavo sempre la nonna nella preparazione del Kulich. Lei faceva quelli grandi per gli adulti e io quelli piccoli per i bambini.
Mia nonna diceva sempre che in casa si dovrebbe sentire l’odore di Kulich. Non capivo bene il senso di questa frase, ma devo ammettere, che il delizioso odore di questo dolce era davvero incantevole… e me lo ricordo ancora. In effetti, quando in casa si sentiva un vertiginoso aroma, e il Kulich si sfoggiava sul tavolo, non potevi pensare ad altro, che ad assaggiarlo al più presto.
Da molti anni vivo in Italia, lontano da quel posto cosi tanto caro! Sempre più spesso mi viene da imbattermi in sentimenti come la nostalgia di casa. Per placare almeno un po’ questa sete, ho deciso di cuocere il Kulich da sola.
Certamente non era lo stesso il forno, gli ingredienti non erano gli stessi, ma soprattutto non erano le  stesse mani, non erano le mani della nonna! Ma almeno per un pò sono riuscita a tornare nel passato, in quella casa cosi cara!

Olena

Ricetta

Ingredienti: Farina 700-1000 g, latte 1,5 bicchieri, uova 6, Burro 150-200 gr, zucchero 1,5-2 bicchieri, lievito 40-50 gr, un pizzico di sale, uva passa, frutta candita, mandorle 50 gr, vaniglia o zucchero vanigliato.

Nel latte caldo sciogliere un cucchiaio di zucchero e lievito. A poco a poco aggiungere circa 150-200 grammi di farina setacciata, mescolare per evitare i grumi, coprire con un panno pulito e mettere in un luogo caldo per lievitare. Dividere il bianco delle uova dai tuorli e mettere nel frigo. Unire i tuorli con lo zucchero. Sciogliere il burro. Quando l’impasto si raddoppia aggiungere i tuorli, il burro, il sale, la vaniglia, il bianco dell’uovo montato a neve e il resto della farina. Impastare tutto di nuovo. Coprire di nuovo con un panno pulito e mettere in un luogo caldo per lievitare. Quando la pasta aumenterà di volume più volte, aggiungere l’uvetta, frutta candita a dadini e le mandorle tritate finemente. Impastare di nuovo per circa 5 minuti e mettere in un luogo tiepido a lievitare. Preparare le teglie alte: imburrare e spargere di farina o pangrattato. Mettere l’impasto, e quando si alza coprire con l’uovo sbattuto. Cuocere in forno a 180 ° per 40-60 minuti.

Lo zabajone della bisnonna

La bisnonna Caterina era una donna di una volta, con i capelli sempre raccolti in una crocchia, sempre con un vestito nero, sempre col grembiule da cucina indosso. Non era favorevole alle smancerie con noi nipoti: “niente baci che diventate brutti” – diceva. Poche carezze, pochi sorrisi. Però lei sapeva sempre cosa fare in ogni occasione: era lei che faceva da mangiare per tutti, era lei che curava gli ammalati con cibi e bevande preparati appositamente, era lei , persino, che toglieva i denti dondolanti dei bambini. In casa c’era sempre profumo di qualcosa, una pentola che bolliva, un fuoco acceso. Ma la vera festa era quando qualcuno era influenzato o semplicemente inappetente… perchè la bisnonna in quell’occasione preparava lo zabajone. Si faceva portare le uova fresche dalla sua amica che veniva appositamente da Nonantola, apriva il barattolo dello zucchero… ed era un evento perché lo zucchero costava e non si usava tanto spesso… si sentivano le forchette sbattere contro la ciotola  gialla e compariva anche la bottiglia di Marsala usata appositamente per i dolci di Natale. Poco dopo, con uno dei suoi rari sorrisi e che si riservava solo in queste occasioni, ci dava una ciotolina di zabaione, ancora tiepido. E miracolosamente le forze tornavano.

Rossana

Ricetta

Ingredienti: 4 tuorli freschi, 80 gr di zucchero, un bicchierino di Marsala

Montare i tuorli con lo zucchero finchè non si ottiene una crema quasi bianca e abbastanza ferma. Aggiungere lentamente il Marsala incorporandolo per bene. Cuocere a bagnomaria per una decina di minuti mescolando continuamente, almeno finchè non si ottiene una crema densa e senza grumi. Servire tiepido con qualche biscotto.

Torta di riso (ricetta di mia mamma Elvira)

Parlare di sapori e saperi delle donne e di cibo, mi vengono in mente ricordi, tradizioni, valori ed invenzioni che ci sono stati trasmessi da nonne e mamme,  sempre alle prese con le difficoltà della vita per nutrire la famiglia.
Nella mia famiglia era d’obbligo seguire la tradizione durante le festività di Natale, Capodanno e Pasqua con menù soliti che si ripetevano sempre.
Capodanno era il giorno della torta di riso. Sono nata a Bologna il 1° di Gennaio. La torta veniva portata in tavola con il duplice significato; quella della festa di Capodanno e quello del mio compleanno. Questo mio ricordo mi riporta alla grande riconoscenza che ho per mia madre, per quello che ha dato alla famiglia, per gli inseganmenti di vita, per l’affetto e l’amore che ho ricevuto.
Lina, Associazione Culturale “L’Incontro”

Ricetta

Ingredienti: 1litro di latte intero, 200 gr di riso, 200 gr di zucchero, 100 gr di madorle sbucciate, 4 uova (oppure 2 interi e 5 rossi), 30 gr di scorzetta di cedro candito, buccia di limone grattugiato, 1 pizzico di sale fino, 1 bicchiere di sassolino con un pò di aggiunta di alchermes e mandorla amara

Cuocere il riso al dente nel latte e lasciarlo raffreddare. A parte, sbattere le uova, lo zucchero, le mandorle tritate, il cedro tritato, il sale e il limone, unire il riso. Amalgamare bene il tutto e riporre l’impasto nello stampo precedentemente oleato (placca 30 x 21 cm). passare al forno a temperatura media  (180°) fino a che non assume un bel colore bruno (circa 45/50 minuti). Fareuna prova con uno stecchino; dopo il foro, deve risultare asciutto. Togliere dal forno,  spolverizzare con zucchero a velo e versare subito il liquore, facendo in modo  che si espanda bene. Lasciare raffreddare la torta, poi tagliarla in tante losanghe sulle quali infilare uno stecchino. Mettere le losanghe sfalsate in un piatto di portata e servire.

Cotognata

cotognata

Mia suocera BARBIERI ANILDA è deceduta a fine maggio 15 giorni prima di compiere 94 anni.  Nata e cresciuta nella provincia di Modena da genitori che facevano i “casari” è stata molto vicina al “ mondo alimentare” ed era una BRAVISSIMA cuoca, con molta fantasia e creatività. Presentava (quando aveva ospiti) i piatti con tanta fantasia arricchendoli di decori particolari e a volte inediti. Ha comunque avuto una vita lavorativa (particolarmente in gioventù) molto intensa e, per quei tempi, molto femminista, ha lavorato per il sindacato (CGIL) e per il partito (PCI) andando alla conquista delle terre del Sud. In seguito ha anche gestito per 2 anni un albergo al mare, oltre ad intraprendere varie attività in proprio. Poi la sua vita si è ridimensionata ed è diventata molto più “casalinga” e, dopo il pensionamento, ha dedicato molto tempo alla cucina con la preparazione di marmellate, salse, conservazione di tanti prodotti e UNA CURA SPASMONICA del  suo ORTO, nel quale è arrivata a coltivare anche 30 qualità/varietà di prodotti diversi. La ricetta che, mia suocera mi ha lasciato e che anch’io faccio spesso,  è un esempio di ricetta base e sua manipolazione. Infatti, da una base di “marmellata” ha ricavato delle caramelle molto gustose ed apprezzate da grandi e piccini.

Leda, Associazione culturale “L’Incontro”

Ricetta

Ingredienti: 3 kg di mele cotogne pelate e mature, 380 gr di zucchero ogni mezzo chilo di passato.

Tolti i torsoli, tagliate le mele a piccoli pezzetti  e metteteli in pentola, scuotere e  mettere acqua per coprire a filo; portare a bollore molto leggero, coprire la pentola, e fiamma al minimo, mescolare ogni tanto, cuocere 40/45 min. finché i pezzetti siano teneri. Se viene a meno l’acqua aggiungetene un poco,  devono risultare pochi cucchiai; altrimenti alzare la fiamma. Poi passate il tutto ad un colino, non troppo fine deve risultare il composto. Ogni 1/2 kg di passato mettere 380 gr di zucchero. Rimettere il tutto sulla fiamma moderata (deve bollire molto piano) bastano 15/20 min., mescolare di tanto in tanto. Quando, mescolando  resta il solco, significa che il composto è quasi pronto per passarlo sul piano di marmo inumidito con acqua fredda. Si deve formare uno strato di 1 cm circa e livellarlo; tenerlo in luogo tiepido per 1 settimana, senza corrente, Tagliarlo a dadini o rettangoli in forme irregolari, passare nello zucchero perchè se ne rivestano tutte le parti.

A noi donne Nutrici

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Rendo omaggio alle donne della mia vita, al loro ricordo di bambina, figlia, amica, moglie, madre.
A mia nonna Sofia, con i suoi racconti della sera, scanditi dal tichettio della pendola,  a me bambina che la ascoltavo immobile  con il fiato sospeso  e per cena  le sue croccanti e dorate “Frittelle di Riso” con le quali ha “nutrito” un imprecisato numero di nipoti
A mia nonna Emma, per la sua dolcezza e affettuosità… che gioia quando ci avvisava del suo arrivo! A me adulta disciplinata allieva per imparare  la ricetta dei “Tortelloni di zucca alla Parmigiana”  era nata a Parma – oltre torrente – agli inizi del 1900, con la folta schiera delle sorelle, sotto l’occhio vigile della madre, confezionava i “tabarri” su un grande tavolo che durante le feste ospitava pranzi solenni.
A mia suocera Gilda, grande esempio di Madre Nutrice, quando la sera rientravo dal lavoro e trovavo vassoi di tortellini sparsi ovunque per la casa: “Oggi mi annoiavo e allora ne ho fatto dieci uova” diceva. E  a me  l’eredità del suo prezioso ricettario con:  “Le frappe” “I kraphen” “il dolce biscotto” “il bastone di cioccolata”.
A Maria Teresa, amica di una vita, di scuola, di amori, di condivisioni, di lunghe chiacchierate, di tempo libero, di Coro… è trascorsa tutta d’un fiato questa tua breve vita.
A Giovanna, persona speciale con il suo Pane di Natale, speziato……. da una antichissima ricetta  originaria di un piccolo paese delle colline bolognesi, il tocco finale prima della cottura,  come in un rito magico, spettava alla Donna più anziana della famiglia.
A mia Madre Anna, che ogni giorno aspetta – dalla sua poltrona –  il racconto delle ultime novità della famiglia e allora: “Mamma com’è la ricetta del Dolce Amore… sai quello che facevi a Natale e solo a Natale?”
A mia figlia Sara, alla quale dedico questo scritto, queste Ricette di Vita reali e ideali lasciandogliele in eredità: certa che dietro ognuna di esse si nasconda un sentimento di Amore e Nutrimento.

Patrizia

Ricetta del “Dolce Amore”

Ingredienti: 4 uova, 2 etti di burro, 70 gr. di cacao amaro + 30 gr. di cioccolata dolce, 2 etti di zucchero a velo, savoiardi, liquore.

Amalgamare i tuorli con  1 etto di burro e lo zucchero e mescolare molto bene. Al burro rimasto unire 1 etto di zucchero e la cioccolata amara e dolce, mescolare bene e poi unire gli albumi montati a neve. Fare gli strati di crema e di cacao con i savoiardi. Ricoprire il dolce con cioccolato fondente oppure con la crema di cacao rimasta.

 

Profumo di bensone

La cucina di Dina era un punto d’incontro, di scambio di opinioni, ma soprattutto era un porto sicuro in cui approdare. Era il luogo delle certezze: sapevi che lei era lì a cucinare, con la fermezza di una donna che aveva alle spalle una famiglia numerosa. La cucina di Dina era come, un tempo, la posta dei cavalli: ti approvvigionavi ed imparavi come andava il mondo.
Era un modo per restare aggiornati non solo sulla famiglia, ma sugli avvenimenti del giorno, sui fatti di cronaca, sulle vicende politiche. Si parlava di tutto, come nei caffé letterari illuministici e poiché Dina era una donna “all’antica” solo nei sentimenti e nelle pratiche religiose, ma  molto attenta alle innovazioni della tecnica, aveva sostituito subito la moka con la prima macchina da caffé elettrica.
Ovviamente il caffé era sempre accompagnato da qualche dolce come crostate con marmellata di frutta fatta in casa, torta di mele o bensone ( ripieno o no di marmellata).
In casa di Dina il  dolce non era una prerogativa dei giorni di festa, ma una quotidianità, tanto che i giorni della settimana erano scanditi dai profumi di torte appena sfornate che si disperdevano per la palazzina.
Al sabato, il profumo di bensone divorava la tromba delle scale e quando entravi nell’appartamento al primo piano,  sapevi che sulla credenza della sala, c’era un bensone per ognuno dei figli. Avvolto in un burazzo che sapeva di bucato ed era stirato con una perfezione ed una cura inimmaginabile per un accessorio da cucina.
Anche i grembiuli che Dina indossava erano impeccabili, profilati con passamaneria  adeguata alla fantasia della stoffa. Era lei a confezionarli, con la stessa cura e perfezione con cui preparava i suoi dolci fragranti, che odoravano di buono. Primo fra tutti, “il bensone”, con quella granella di zucchero che lo ricopriva e che finiva immancabilmente nella bocca dei nipotini.

Marilena, Club del Fornello di Modena

Ricetta

Ingredienti: 1 kg di farina, 150 gr. di zucchero semolato, 2 uova + un tuorlo per spennellare, 75 gr. di margarina, 2/3 cucchiai di latte, scorza  grattugiata di limone, 1 pizzico di sale, 1 dose di lievito Bertolini, 1 busta di vanillina, granella di zucchero q.b. 

In una spianatoia mettere la farina, aggiungere lo zucchero ed impastare con le uova, la margarina ammorbidita ed il latte. Unire il lievito, la busta di vanillina ed il pizzico d sale.
Una volta ottenuto un impasto sufficientemente morbido, dare la forma voluta ( a ciambella o a filone), fare qualche incisione sulla pasta, spennellare con il tuorlo d’uovo e ricoprire di granella di zucchero. Sistemare sulla placca del forno ed infornare a forno già caldo. Cuocere a 180° per 20/25 minuti. Si può farcire, prima di mettere in forno, con marmellata di ciliegie o di amarene.

 

Zuppa Inglese

Questo dolce veniva preparato da mia madre nel periodo delle festività natalizie o in occasione di qualche ricorrenza. Il cacao si comperava nella drogheria vicino al Bar Schiavoni in Via Albinelli e i Savoiardi nel negozio di dolciumi, in via dei Tintori. Il tegame utilizzato era d’alluminio con i manici in ottone. Mia madre preferiva me a mia sorella (come aiutante) perchè lei si leccava le dita ed io no.
Rossana, Associazione Culturale “L’Incontro” e gruppo dialettale “Gli Artisti per caso”

Ricetta

Ingredienti: 8 tuorli d’uovo, 8 cucchiai di farina, 10 cucchiai di zucchero, 1l di zucchero, 1l di latte, cacao amaro a piacere (meno se si vuole più dolce, di più se si vuole più amaro).

Si prepara prima la crema: in un tegame si mescolano i tuorli d’uovo con il latte,  lo zucchero e la farina; si stempera bene poi si mette sul fuoco per 10 m. La crema si divide in due parti e in una si aggiunge a piacere il cacao. Si dividono i savoiardi a metà nel verso della lunghezza, si bagnano nel Sassolino e nell’Alkermes poi, si fodera lo stampo alterando crema, cacao e savoiardi. Si finisce sempre con lo strato rosso.

Il tempo perduto

Il gusto di un cibo è l’emozione di una serie di ricordi che ci riportano al punto dal quale siamo partiti. Ogni lontano sapore evoca la memoria di un tempo perduto, e attraverso quel profumo il presente si fa passato riportandoci le immagini dell’infanzia, i volti delle persone care, l’odore di una vita cadenzata dal ciclo delle stagioni, e i suoni di una quotidinaità fatta di cose semplici. Gli aromi del tempo perduto ci restituiscono il vissuto delle donne che ci hanno preso per mano, proteggendoci e sgridandoci quando era il caso, per insegnarci a diventare grandi. Rivivo questo tempo nel sapore dolciastro del sugo d’uva, nella fragranza del mosto messo a bollire sul fuoco, che ogni anno, puntualmente a Settembre, si diffondeva nelle stanze di casa. Nei chiaroscuri tiepidi dell’autunno, sul far dell’imbrunire, in sella alla bicicletta, le donne partivano con dei bottiglioni di vetro da due litri, per andare a prendere il fatidico mosto. “Andom a tor al most”. Lo si poteva trovare solo nelle cantine, nel periodo della vendemmia, dopo che i contadini con i carri carichi di uva, avevano verificato la gradazione del frutto.
Quello strano dessert, un pò budino un pò marmellata, si inseriva come merenda nei nostri giochi ancora privi di tecnologia. E ritornava in tavola come dolce nell’ora della cena, quando gli uomini tornavano dal lavoro, le nonne avevano da poco terminato la preparazione della sfoglia e noi bambini aspettavamo la musica di carosello per consegnarci ai sogni. Come probabilmente altri cibi, con il sugo d’uva il tempo perduto ritorna e nel suo profumo c’è una parte, una piccola parte del lungo viaggio dell’universo femminile.

Cinzia

 

Ricetta

Ingredienti: mosto, farina, zucchero 

Bollire il mosto in un tegame senza coperchio, a bollitura iniziata è necessario schiumare il mosto. Spegnere il fuoco, prelevare un mestolo di mosto e aggiungerlo alla farina, stemperare bene, poi aggiungere il composto ottenuto al mosto, aggiungere lo zucchero.
Rimettere il tutto sul fuoco, continuando a mescolare.